

120. L'Europa orientale sotto l'egemonia sovietica Da: R. A.
Medved'ev, Lo stalinismo, Mondadori, Milano, 1977.

Roy Aleksandrovic Medved'ev, lo storico georgiano, noto per il suo
anticonformismo rispetto alla linea ufficiale del regime
sovietico, autore di un importante saggio sullo stalinismo, dal
quale  tratto il seguente passo, riconosce che la ricostruzione
dell'economia dei paesi dell'Europa orientale avvenne grazie agli
aiuti sovietici. Questi per ebbero un costo assai elevato;
l'Unione Sovietica infatti impose il proprio predominio su quei
paesi, costringendoli ad un'obbedienza senza limiti sia in
politica interna che estera, e represse prontamente qualsiasi
forma di opposizione. Quest'ultima si fece particolarmente dura
dopo la rottura con la Iugoslavia, quando il timore che l'esempio
iugoslavo venisse seguito dagli altri paesi satelliti spinse Mosca
ad usare i metodi tipici delle grandi purghe staliniane.


Dopo la rottura con la Iugoslavia, la collettivizzazione e
l'industrializzazione vennero accelerate quasi ovunque nelle altre
democrazie popolari. Le condizioni concrete e le peculiarit degli
altri paesi vennero ampiamente ignorate. Molti paesi furono
costretti ad applicare il modello sovietico in modo meccanico,
anzich in maniera creativa. Come risultato il livello di vita
croll, e il malcontento crebbe sia fra i comunisti che in gran
parte della popolazione. Ma Stalin e i suoi servi obbedienti, come
Mtys Rkosi in Ungheria, Boleslaw Bierut in Polonia, Vlko
Cervenkov in Bulgaria ed Enver Hoxha in Albania, risposero alle
critiche con la repressione di massa. Risuscitarono la vecchia
tesi staliniana secondo cui la lotta di classe finiva con
l'intensificarsi con il crescere delle strutture socialiste. Su
questa base, costruirono le pi fantasiose invenzioni riguardanti
l'attivit di centrali titoiste [da Tito, capo del governo
socialista iugoslavo, che nel 1948 era stato scomunicato da
Stalin perch si era liberato dalla subordinazione nei confronti
dell'Unione Sovietica] controrivoluzionarie e clandestine, dirette
da Belgrado, Washington e Londra.
Con l'aiuto e sotto la direzione degli organi punitivi sovietici,
dal 1948 al l952 si scoprirono nemici del popolo fra i capi
ungheresi, bulgari, romeni, polacchi, cecoslovacchi e albanesi.
Molti di questi furono condotti in URSS per venir posti sotto
inchiesta e puniti. La prigione di Vladimir, secondo la
testimonianza di V. V. Zurabov che vi si trovava negli anni
Cinquanta, era sovraffollata di comunisti provenienti dalle
democrazie popolari.
In quasi tutti i paesi socialisti si tennero dei processi politici
pubblici, che chiaramente imitavano quelli sovietici del 1936-
38. Molti degli accusati vennero indotti sotto la tortura a
confessare i pi mostruosi crimini. Lszlo Rajk, gi ministro
degli Esteri e degli Interni della Repubblica popolare ungherese e
precedentemente capo del movimento operaio e della resistenza al
regime fascista dell'ammiraglio Horthy, confess di essere stato
un agente provocatore. A partire dal 1931 avrebbe consegnato ben
duecento comunisti alla polizia di Horthy. Dichiar di aver
militato nei servizi di spionaggio inglese e iugoslavo, di non
essere un ebreo ungherese, ma tedesco, e cos via.
La stessa tragicommedia venne recitata in Bulgaria. Occorre
riconoscere il dovuto rispetto al principale accusato, Traico
Kostov, che coraggiosamente respinse le accuse che gli venivano
addebitate. Allorch il procuratore si rese conto che era
impossibile indurre Kostov a confessare nel corso del processo
pubblico, smise di interrogarlo direttamente e cominci a leggere
una deposizione che si pretendeva Kostov avesse firmato durante
l'istruttoria. Dopo aver ascoltato questo falso documento di
autoaccusa, la cui lettura dur ben tre ore, il tribunale pass
all'esame degli altri imputati, bench Kostov categoricamente
negasse l'autenticit della deposizione che gli veniva attribuita.
Ancora nel suo intervento finale cerc - per quanto inutilmente -
di convincere i giudici che l'intera deposizione altro non era che
una vergognosa montatura contro di lui. In Polonia, lo spettacolo
si imperni su un'organizzazione spionistica e deviazionista che
si pretendeva operasse nell'esercito polacco. Gli imputati erano
tutti capi militari, con alla testa il ministro della Difesa,
Marian Spychalski. La maggiore sorpresa fu forse la sua
sostituzione col maresciallo sovietico Konstantin Rokossovskij.
Molti leader furono imprigionati in Cecoslovacchia, fra i quali
Vladimir Clementis, Gustav Husak, Josef Smrkovsky, Eduard
Goldstcker, Maria Svermova, Josef Golman ed Eugen Loebl. Il
generale Ludvik Svoboda, uno dei principali organizzatori del
nuovo esercito cecoslovacco, venne spedito in un villaggio quale
presidente di una cooperativa agricola. Molte di queste
repressioni ebbero luogo per influenza diretta di Stalin e con il
nullaosta di Klement Gottwald [comunista cecoslovacco, promotore
del colpo di stato del febbraio del 1948, che aveva instaurato un
regime di stretta osservanza stalinista]. Antonin Novotny vi prese
parte attiva, e cos dicasi di Rudolf Slansky, segretario generale
del partito. Ma presto Slansky stesso venne arrestato e
processato. [...].
Come a suo tempo in Unione Sovietica, i processi pubblici dell'Est
europeo generarono una psicosi di massa e una moltitudine di
arresti. In Ungheria, ad esempio, pi di 150.000 prigionieri
politici si trovavano in prigione o nei lager alla morte di
Stalin. Fra i capi comunisti che scontavano, alla morte di Stalin,
una qualche condanna, figuravano Gomulka, primo segretario del
partito polacco, e Z. Kliszko, un altro leader polacco; Jnos
Kdr, segretario del partito ungherese; Lucretiu Patrascanu,
segretario generale del PC romeno durante il periodo clandestino,
e organizzatore di varie rivolte popolari; V. Luca, vicepresidente
del Consiglio dei ministri rumeno; Anna Pauker, ministro degli
Esteri rumeno. In Albania venne fucilato il segretario del
Comitato centrale, Kotchi Dzodze. Le conseguenze ultime di una
simile mancanza di rispetto per la legalit socialista si videro
in Ungheria, nell'ottobre 1956 [si riferisce alla insurrezione
nazionale antisovietica, scoppiata alla fine di ottobre 1956 e
duramente repressa dall'URSS con un intervento militare].
